Homo faber sfortunae suae

Test e concorsi truccati, università in cui le famiglie dei professori sono vere e proprie “Dinasty”, settori del lavoro in cui a farla da padroni sono le oligarchie: c’è speranza per giovani emergenti e capaci che non hanno la “spinta” di mamma e papà?
Secondo Mario Calabresi “La fortuna non esiste”: nel libro omonimo egli riporta numerosi esempi di “imprenditori di se stessi”, statunitensi, che ce l’hanno fatta con le proprie forze.
Gli esempi dei big sono tra l’altro innumerevoli, da Steve Jobs a Larry Ellison. La reazione più comune a questo punto è pensare che queste persone ce l’abbiano fatta perché americani, perché secondo un pensiero di tendenza un italiano non potrebbe mai farcela.
Un po’ di tempo fa mi sono imbattuta in una nota di Facebook, con l’emblematico titolo “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”: la morale della storia era che, tra pizzo e tasse, il genio della Apple non sarebbe mai riuscito a sfondare.
Gli americani hanno nei propri geni un forte senso pioneristico, e questo potremmo darlo per pacifico; ma i giovani di casa nostra non sono da meno.

ITALIANS DO IT BETTER

Paolo ferroliPer parlare di fatti, il neurochirurgo Paolo Ferroli, classe 1967, ha dovuto sgomitare in un mondo in cui è stato scoraggiato da chi affermava che i “figli di nessuno” non potevano avere futuro.
“Avevo tredici anni e mezzo quando mio papà morì per un’emorragia cerebrale. Se ne è andato dalla sera alla mattina. E nel momento in cui la mia famiglia e io abbiamo avuto bisogno dei medici, ci siamo trovati di fronte a persone estremamente fredde, distaccate, lontane da quello che è il bisogno di rapporto umano che ha ogni malato e chi gli sta vicino.
Provai una sensazione bruttissima. In quel momento ho capito che sarei diventato un dottore, un dottore molto diverso da quelli che hanno provato a curarlo”
E per trovare i soldi per il liceo scientifico prima e la facoltà di Medicina a Torino poi, la madre casalinga ha cercato lavoro e venduto una casa in campagna, lascito del marito.
“Credetemi, ho vissuto ogni esame come una prova di responsabilità: non potevo permettermi di essere bocciato, nemmeno una volta. La specializzazione è stata ancora più dura: 12/14 ore al giorno in reparto, a contatto con medici arrivati che facevano di tutto per rendersi antipatici. Ma ho capito che l’unica cosa che contava era rubare loro il mestiere. Parola d’ordine: umiltà. E poi, mi è servito trovare un maestro, un mentore: Giovanni Broggi, allora primario di Neurochirurgia al Besta.
L’ho cercato a un convegno e senza giri di parole gli ho chiesto di lavorare con lui. Se non l’avessi convinto, forse, non avrei 
eseguito, prima volta in Italia, un intervento di craniotomia su un paziente sveglio”

Roberta Garzia è una trentasettenne avvocatessa nello studio Notarbartolo & Gervasi di Milano.
In un’intervista rilasciata a Glamour nell’aprile del 2010 ha commentato così la sua scelta lavorativa: “Ci credete se vi dico che chi ha meno possibilità degli altri è più libero di costruirsi il futuro che vuole? Poco tempo fa ho ritrovato su Facebook vecchi compagni di università. La famiglia li ha aiutati, è vero, ma ha finito per imporre loro una strada. E ora sono in crisi. Io, invece, ho scelto e conquistato quello che ho, ponderando ogni piccola decisione e “rimboccandomi le maniche” ogni giorno.
Mia mamma era parrucchiera, mio papà tipografo: durante l’università non solo non potevo permettermi di finire fuori corso, ma ho sempre lavorato per mantenermi. Il mio obiettivo è sempre stato non perdere tempo, non ritardare il mio ingresso nel mondo del lavoro. Mi sono specializzata in un ambito di nicchia (seguo da un punto di vista legale e strategico i marchi e i brevetti) e di guadagnare da subito. Partendo da zero, devi essere più pragmatico e concreto degli altri”.

Umiltà, spirito di sacrificio, voglia di mettersi in gioco e concretezza. Provate a pensare a quei film americani che hanno come protagonisti ambiziosi studenti universitari, squali dell’economia o avvocati rampanti: si piangono addosso perché non hanno una raccomandazione? Prima di un test, si dicono che ci sarà qualche figlio di papà che li supererà?
Magari i figli di papà ci sono, ma il protagonista americano di turno non ci pensa: è in questo che sta la differenza. E’ focalizzato sul proprio obiettivo, e non esiste altro.
In questo la motivazione gioca un ruolo fondamentale, perché nel raggiungimento di un obiettivo l’atteggiamento influisce quasi l’80%, la strategia un “misero” 20%: con un buon metodo e un’ottima pianificazione, insomma, fallire è impossibile.

E se c’è un pizzico di fortuna, certamente non dispiace: una delle mie frasi preferite, di Gary Player, recita “The harder you work, the luckier you get“.

GLI ESPERTI DICONO CHE..

Partire con un paio di dritte per sfondare in settori molto competitivi non fa di certo male. Ecco qui di seguito le opinioni di alcuni master del mondo scientifico, legale e giornalistico per cominciare fin da subito ad attrezzarsi per il post- università.

Ricerca scientifica: dottorato in Italia, post doc all’estero. “E fate un corso di management” suggerisce Marco Foiani, direttore del programma di ricerca “Integrità del genoma” presso l’ IFOM, che ha frequentato il post-dottorato presso il National Institute of Child Health and Human Development di Bethesda “oggi sono ambiti i ricercatori con competenze gestionali. La nanomedicina, che studia le possibilità di convogliare i farmaci solo nelle zone malate, necessita della collaborazione di medici, chimici e ingegneri. Leggete riviste e frequentate convegni anche di altri settori”.

«Ho rifiutato diverse offerte di lavoro all'estero perchè intravedevo a Milano, nel nascente progetto della FIRC, la concretizzazione di un sogno italiano: coagulare in un centro di ricerca forze scientifiche diverse, al fine di dare un significativo impulso alla ricerca oncologica molecolare».

«Ho rifiutato diverse offerte di lavoro all’estero perchè intravedevo a Milano, nel nascente progetto della FIRC, la concretizzazione di un sogno italiano: coagulare in un centro di ricerca forze scientifiche diverse, al fine di dare un significativo impulso alla ricerca oncologica molecolare» Marco Foiani.

Giornalismo: è d’obbligo costruirsi un network il prima possibile, perché nel giornalismo non va avanti chi non ha contatti. Il consiglio di Venanzio Postiglione, caporedattore centrale vicario del Corriere della Sera, è PARTIRE DAL BASSO: giornali locali e piccoli magazine on line, il tutto monitorando le iniziative editoriali. E, cosa molto importante, imparare tutti i linguaggi multimediali, da telecamere a fotocamere.

Per chi aspira alle professioni legali, gli esperti hanno una sola parola d’ordine: pratica. Ossia scrivere atti, assistere ad udienze, e avere una perfetta conoscenza dell’inglese: si possono avere ottime chance nelle istituzioni dell’Unione Europea, o seguire, come domiciliatari, pratiche dall’estero.

In ogni caso vengono richieste competenze interdisciplinari nell’era della flessibilità: mentre fino a pochi anni fa era premiata la coerenza di percorso, oggi le frammentazioni e gli accorpamenti aziendali rendono sempre più diffuse e appetibili carriere trasversali.

QUALITÀ SU CUI PUNTARE.

“Non è sufficiente essere bravi, sapere tutto sul lavoro che si fa e neppure avere risultati soddisfacenti e riscontri positivi dalla propria azienda, ma bisogna “alzare le antenne”, essere i migliori ad adattarsi e adeguarsi alle nuove circostanze. Essere quelli, insomma, che “captano” i cambiamenti e si attrezzano per non farsi sorprendere” dice Walter Passerini, ex responsabile di Job 24 per Il Sole 24 ore.

Sami Kahale, amministratore delegato di Procter & Gamble, enumera tre qualità particolarmente apprezzate nelle aziende:
1) il problem solving: saper analizzare, affrontare e risolvere un problema;
2) la comunicazione: la capacità di farsi ascoltare e convincere l’interlocutore;
3) la correttezza, la genuinità: cioè la capacità di raggiungere l’obiettivo sì in tempi utili, ma senza facili scorciatoie.

sbPuzzledQualità che senza dubbio possono essere allenate facendo esercizio in ogni ambito della propria vita, o usufruendo di un settore in grande crescita: quello della formazione personale.
Oggi  vi è una vasta gamma di master improntati sulle tecniche di colloquio e l’abilità oratoria, il time management, tecniche volte a far risparmiare del tempo nel lavoro e nello studio grazie anche al problem solving.
Diversamente da quello che a molti di noi hanno inculcato da bambini, le capacità comunicative e di gestione del tempo non sono doti innate: possiamo svilupparle e raggiungere risultati impressionanti con la giusta tecnica e un po’ di pratica.In conclusione, seguendo qualche dritta e migliorando le proprie qualità personali, arrivare in vetta è possibile anche per chi non ha nelle vene il sangue dei Padri fondatori.
E ricordate.. la chiave della vittoria, molte volte, sta nel non darsi scuse!

Abbiamo quarantamila ragioni per fallire… ma non una sola scusa.
R. Kipling

Per esperienza di studio o di lavoro all’estero:

www.esteri.it
www.fondazionecrui.it
www.fulbright.it (per i master Usa).
Per le esperienze di lavoro, vi consiglio www.fondazionecrt.it, che offre una borsa di studio di diverse migliaia di euro mensili per tirocini all’estero che potete organizzare voi.

Fonti esterne: 

Glamour
Le guide di Job 24

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